coltivare la cannabis light

Quando parliamo di cannabis light stiamo parlando delle infiorescenze ancora oggi cannabis con un basso contenuto di THC. La coltivazione di canapa e la produzione di fiori per uso ludico e medicinale invece dovrebbe avere lo stesso trattamento protezionista che la legge attua nel caso del vino, un prodotto controllato e difeso con vari strumenti burocratici e finanziamenti europei quale riconoscono la eventuale eccellenza del prodotto.
Anche se la canapa viene spesso (e verso ragione) consideratan un diserbante ed un insetticida spontaneo, in particolari condizioni (soprattutto con varietà non persino adattatesi all’ambiente di crescita, come può essere il caso di sementi importate) si possono avere dei problemi causati da parassiti come insetti, muffe funghi.
In questa realtà ad alta caratterizzazione agricola, sul tramontare del X secolo, si iniziano ad installare i primi impianti per la lavorazione della canapa, favoriti oltre che dalle particolari qualità del terreno anche dalle acque del Clanio quale offrivano una macerazione di primo ordine.
semi cbd fra cannabis indica ( canapa indiana) e cannabis sativa, utilizzata per distinguere la canapa ad alto tenore di THC (marijuana) e la canapa a basso tenore di THC, è un errore botanico perché la canapa è una specie unica e in questo equivoco è caduta persino la normativa italiana antidroga.
Lo scorso venerdì 10 febbraio 2017 si è tenuto a Lamezia Terme, presso il Caffè Letterario Qmè l’incontro organizzato dall’APS Canapa e Filiera in collaborazione con CIA e Regione Calabria, accreditato dal CONAF (Consiglio Ordine Nazionale Dottori Agronomi e Forestali) dal titolo Canapa e Cannabis, le potenzialità della Calabria”.
La vera ed propria affermazione avvenne nei primi secoli del Medioevo, al sorgere della civiltà dei comuni intorno al XI sec., quando coltivazione e lavorazione si erano ormai largamente diffuse nella pianura padana, soprattutto costruiti in Emilia e particolarmente nel Bolognese, da dove già proveniva la maggior parte della fibra utilizzata dai Romani.

Il pentola prosegue con l’esposizione successo altri eventi occorsi nel corso di un secolo, nel tentativo di elargire un contributo alla conoscenza della storia italiana tuttora canapa indiana, indispensabile every una corretta visione e per una coerente soluzione della problematica questione cannabis.
La lavorazione della canapa per i tessuti è considerato solo l’ultimo passaggio di una lunga serie vittoria step che partono dalla semina alla raccolta, dalla sbattitura alla maceratura, dall’estrazione della fibra alla propria essiccazione, fino alla filatura e alla tessitura.
Consideriamo inoltre che la cannabis, vista l’ubiquitarietà del sistema endocannabinoide, non agisce solo sul dolore fisico, ma può dimostrarsi utile su tutte quelle condizioni che peggiorano la crescita di chi ha inquietudine, dalla mancanza di letargo alla depressione, dalla perdita di appetito alla nausea, configurando quello che viene detto “dolore totale”.
La crisi della canapa, già iniziata nel 1958 con la scomparsa totale della produzione osservando la Val Padana, completa la sua fase nel 1964 quando anche la Campania, ultima regione che ancora tentava di contrastarne l’inesorabile recessione, viene costretta verso desistere.
Anche dal momento di vista della produzione dei tessuti, tuttavia, come per quella della cartamoneta, la canapa offre il vantaggio di essere appropriata ecologica, perché nella coltivazione richiede una quantità limitata di erbicidi e pesticidi, che invece nella coltivazione del cotone hanno oggi raggiunto livelli insostenibili sia per l’ambiente che every le persone che lavorano nelle coltivazioni e alla lavorazione.